Tra i numerosi tesori custoditi dalla città di Murcia, la cattedrale si distingue non solo per la sua bellezza architettonica, ma anche per le storie che la circondano. Al suo interno, la Cappella de los Vélez brilla come un capolavoro della scultura rinascimentale e gotica, custodita dai marchesi de Los Vélez, potenti nobili che hanno lasciato il loro segno nella storia murciana. Ma tra tutti i segreti che questa cappella nasconde, uno dei più affascinanti è senza dubbio la misteriosa catena che la circonda. Non è una semplice catena qualsiasi, ma un’opera che unisce arte, storia e leggenda in modo così sorprendente da continuare ancora oggi a incuriosire visitatori ed esperti.
La leggenda dello scultore cieco e senza mani
La tradizione racconta che intorno all’anno 1500 un mendicante arrivò a Murcia con una proposta insolita: chiedeva ospitalità e cibo in cambio della scultura in pietra della catena più grande e perfetta mai vista dall’essere umano. Un mendicante con abilità artistiche? Questo suscitò subito la curiosità del marchese de Los Vélez, un uomo potente e dal carattere forte, signore di queste terre.
Tuttavia, questo nobile non era uno che si fidava facilmente. Accettò la proposta dello sconosciuto, ma con una condizione dura e spietata: se l’opera non avesse soddisfatto le sue aspettative, lo scultore sarebbe stato condannato a morte. Immagina la pressione: sette anni di lavoro giorno e notte per creare una catena monumentale e perfetta… oppure la morte. Il mendicante, sebbene sorpreso, accettò la sfida.
Dopo sette anni di duro lavoro, la notte del 31 dicembre 1507 la catena fu completata. Era una meraviglia. Ogni anello sembrava reale, come se fosse stato forgiato nel metallo e non scolpito nella pietra calcarea. Il marchese rimase impressionato, soddisfatto dell’opera e della fama che avrebbe certamente portato alla sua famiglia.
Ma qui inizia la tragedia. Quando lo scultore annunciò la sua intenzione di lasciare Murcia, il marchese, temendo che quel genio potesse riprodurre la sua opera altrove e oscurare la sua, prese una decisione terribile. Ordinò di catturarlo, gli tagliò le mani affinché non potesse più lavorare, e gli cavò gli occhi per impedirgli di vedere l’opera che aveva creato. Infine, lo fece rinchiudere per sempre in una prigione buia e solitaria.
Questa storia, sebbene crudele, è stata tramandata di generazione in generazione e, anche se nessuno sa con certezza se sia accaduta davvero così, è impossibile visitare la catena senza pensare al dramma e al talento nascosto dietro di essa.
Chi era davvero lo scultore?
Ciò che si sa con certezza e che si può vedere a occhio nudo è che quel presunto mendicante non era un artista qualunque. Sulla catena sono incise delle iniziali che ne rivelano l’identità: Jacobo de Cartago.
Jacobo de Cartago era uno scultore rinomato, e la sua firma sulla catena ha permesso agli storici e agli esperti di collegare la leggenda a fatti reali. L’iscrizione era un gesto di orgoglio e anche un modo per rivendicare la paternità di un’opera così impressionante.
Inoltre, la catena è scolpita in pietra calcarea proveniente da una cava vicino alla strada che collega Murcia e Cartagena, nella zona conosciuta come Puerto de la Cadena, da cui prende il nome. Questa pietra è famosa per la sua durezza e bellezza, qualità perfette per un’opera di tale portata.
La catena nel dettaglio: un’opera unica
La catena che circonda la Cappella de los Vélez non è una scultura qualsiasi. Conta circa 90 anelli, ciascuno lungo circa un metro, scolpiti con una precisione tale che è difficile credere siano di pietra e non di metallo. Il realismo con cui Jacobo de Cartago ha realizzato ogni anello è così impressionante che chi la vede per la prima volta rimane senza parole, chiedendosi quale sia l’anello che chiude la catena… e la sorpresa è che non esiste un anello distinguibile, il che aggiunge ulteriore mistero all’opera.
Il simbolismo della catena
Oltre al valore artistico, la catena ha un forte significato simbolico. Nel Medioevo e nel Rinascimento le catene erano simboli di potere, dominio e controllo. Per i marchesi de Los Vélez rappresentava un modo per mostrare la propria autorità sulla città e sui suoi abitanti.
Ma la leggenda trasmette anche un messaggio più profondo: la creazione artistica può essere così potente che chi la possiede tenta di controllarla o persino distruggere l’artista per mantenerne l’esclusività. La storia dello scultore cieco e senza mani è un cupo ricordo di come talento e creatività possano scontrarsi con avidità e paura.
La catena oggi: un tesoro che continua a affascinare
Oggi la catena della cattedrale di Murcia è ancora una delle attrazioni imperdibili della città. Non è solo un simbolo della storia e della cultura murciana, ma anche una testimonianza dell’arte e della leggenda che si intrecciano in ogni angolo della città.
Passeggiando davanti alla Cappella de los Vélez e osservando la catena, è facile immaginare lo sforzo titanico di Jacobo de Cartago, il dramma della sua vita e la magia racchiusa in ogni anello. Turisti, studenti d’arte e appassionati di storia concordano sul fatto che questo dettaglio rende la cattedrale ancora più speciale.
Inoltre, la catena ha ispirato artisti e scrittori, che la vedono come una perfetta metafora del legame tra storia, cultura e memoria. Ogni anello rappresenta un capitolo della città, un momento congelato nel tempo che invita a essere scoperto.
Curiosità che forse non conoscevi
Sapevi che il Puerto de la Cadena, la zona da cui proviene la pietra utilizzata per la catena, deve il suo nome proprio a quest’opera? È curioso come una scultura possa dare il nome a un luogo e diventare un simbolo così potente da attraversare i secoli.
Un’altra curiosità è che la Cappella de los Vélez, oltre alla catena, ospita altre opere d’arte di grande valore, tra cui sculture e altari impressionanti. Tuttavia, pochi visitatori si soffermano davvero sulla catena, che è come il “tesoro nascosto” del complesso.
La pietra calcarea utilizzata è inoltre famosa per la sua resistenza all’erosione, motivo per cui la catena si è conservata in condizioni quasi perfette per oltre 500 anni. Oggi è però protetta per continuare a stupire le generazioni future.
Ti va di scoprirla?
Se visiti Murcia, non perdere l’occasione di osservare da vicino la catena che avvolge la Cappella de los Vélez. Ricorda la storia dello scultore che ha sofferto per la sua arte e ammira la precisione di ogni anello. Lasciati avvolgere da leggenda e storia e pensa di stare toccando un frammento vivo del passato.
La prossima volta che cammini per Murcia, ricorda che questa catena non è solo pietra scolpita: è il legame tra arte, storia e leggenda, un simbolo eterno della città e della passione umana per la bellezza, anche quando ha un prezzo molto alto.



